Fighters, strenght and conditioning part.1 by Ado Gruzza

Nella mia esperienza di relatore ho incontrato diversi tecnici di arti marziali. La percezione che ho avuto è che in Italia abbiamo maestri preparatissimi. Ho conosciuto gente carica di passione ed umiltà con tanta voglia di conoscere e tanta capacità di insegnare.

 

Come tutti gli appassionati hanno fin dentro la carne e le ossa il loro sport, lo sanno proporre, lo sanno insegnare, lo sanno far percepire a chi gli sta attorno.
Il mio desiderio è quello di poter collaborare attivamente con questa gente per aiutarli a migliorare la preparazione di base per i FIGHTERS e questo articolo è un primo tentativo.
Spesso si incolpano i maestri di arti marziali per gli errori nella preparazione della forza e del conditioning che sempre di più vediamo fare. Lo dico ai preparatori atletici: sveglia signori, cost’oro non fanno preparazione di mestiere, il loro mestiere è il tatami. E se vedono che in America si propone questo piuttosto che quello, che mezzi hanno per poter interpretare il buono o il brutto di cose che non sono nelle loro specifiche?

Se mi dicessero che la maniera migliore per imparare un Uki-goshi è questa piuttosto che quella, non avrei gli strumenti per distinguere la merda dalla cioccolata. Perché le proiezioni non le ho respirate, non le ho interiorizzate, non ci ho pensato abbastanza. Come invece ho fatto coi pesi.
Questo è quello che accade oggi in Italia. I tecnici di lotta sono (molti non tutti ma molti) davvero di alto livello. Però non sono esperti di forza, tanto meno di applicazione di forza all’evento. Per questo sono costretti a prendere da quello che propone il mercato, e il mercato propone cose che, molto spesso, fanno peggiorare la performance, a patto (bel patto) di avere il fisichettino da spiaggia. Perché questo vende.
Ho conosciuto tantissimi ragazzi stanchi di fare le solite stronzate. Questo articolo è dedicato alla loro passione, con la mia massima stima e la voglia di poter collaborare con questi bravissimi tecnici per poter sviluppare un modello di lavoro che:

  • se ne fotta del marketing
  • comprenda concetti scientifici ed empiricamente vincenti
  • in comunione con le esperienze dirette dei maestri di FIGHTING mutuati dalla ragionevolezza di chi sulla forza (resistente, esplosiva, massimale, di partenza) ci vive e ci ragiona tutti i giorni.

Quanto conta la conoscenza sul campo nel vostro sport? Tantissimo vero? Non c’è teoria che tenga e non c’è marketing che tenga. Bene traslate questo sull’allenamento coi sovraccarichi e capirete quanto avete potenzialmente da migliorare lavorando come si deve.
Credo che la mia competenza fondamentale (anche nel powerlifting) sia quella di riuscire a minimizzare i livelli di stress che l’allenamento di forza porta con sè. Questo mi sembra il punto dello strenght and conditioning per i FIGHTERS. Punto assai dimenticato.
Sono cresciuto in una palestra dove si faceva Judo e dove c’era anche qualcuno con le palle quadrate che ogni tanto passava di lì. Io tutte ‘ste sminchiate che vedo fare ora nell’ambito conditioning non le ho mai viste fare. Ho visto fare i pesi, anche male ma farli duri e pesanti. Pesanti davvero. I judoka di alto livello sparano come un powerlifter non credete! Poi ho visto lavorare sul tatami tanto con esercitazioni specifiche e semispecifiche per sviluppare resistenza ed agilità. Infine ho visto anche correre.

1° la forza non è il primo requisito negli sport da combattimento.

Anche se eventi come Grecoromana e Judo richiedono livelli di forza assoluta altissima per raggiungere prestazioni d’elite, il figher medio dovrà prima risolvere problematiche più importanti. Per lo più queste problematiche sono di natura tecnica, di molto aderenti con lo specifico del proprio sport. Per questo, non ditemi “si ma il figher ha bisogno di resistenza” oppure “‘si ma il fighter deve essere agile” perché questo lo so bene. Anzi, sono io che lo dico a voi: il figher ha bisogno di resistenza specifica, deve stare in piedi ed essere decontratto in situazioni di grande fatica: che cacchio ci fate a perdere ore con sedute di strenght endurance totalmente aspecifiche? Vi fanno migliorare in quello che fate, cioè esercitazioni di strenght endurance buone solo a loro stesse.

2° Forza e solo forza

Ragazzi non prendiamoci per il culo da soli. I pesi servono solo per sviluppare forza massimale ed esplosiva. Per il resto c’è di meglio. Se ad un atleta serve forza deve fare pesi, altrimenti deve fare dell’altro. Se a quest’atleta serve davvero forza e non lo fa per avere il fisichetto da spogliarellista, beh, vi conviene leggere la parte pratica di questo articolo perché una qualche idea di come ottimizzare l’allenamento della forza ce l’ho. Almeno così dovrebbe.

3° Il sugo di tutto

L’allenamento della forza in qualunque sport ha, anzi dovrebbe avere, come primissima finalità quello di migliorare l’attivazione motoria dell’atleta. Dovete essere in grado di imprimere la massima energia possibile in qualunque condizione. Per questo sono molto devoto ad esecuzioni senza nessuna compensazione tecnica (come il rimbalzo al petto o le sculate di stacco da terra) semplicemente perché il vostro avversario non si sposta per farvi sculare, non vi da il tempo di prendere la rincorsa o il piccolo compenso dove i vostri muscoli siano poco efficienti quando fate il rimbalzo nella panca piana. Lui è lì e vi vuole schiacciare. Voi siete lì e volete fare lo stesso. Dovrete attingere alle massime riserve energetiche in ogni momento raggiungendo la massima frequenza di scarica possibile. Non ci sono santi, a questo serve l’allenamento della forza, il resto è wellness, moda o divertimento. Tutto bene ma chiamiamolo con il suo nome.
Io parlo a VERI FIGHTERS non a chi fa arti marziali perché da qualche hanno fanno moda, perché fa figo nelle sale pesi fare Thay, io parlo agli agonisti. So che parlo la stessa lingua degli agonisti, so che a questi della moda interessa poco, vogliono i risultati. Gli altri vogliono la moda, ed è anche giusto sia così. Però non sono fighters, tanto come non tutti quelli che fanno pesi sono pesisti. Non vi pare?
L’amico Ferlito ha fatto una vignetta simpatica che gira sui Social Network raffigurante un tizio simile a Leonida di 300 dicendo: “quello che credete di fare!” A fianco si vedono due donnette che fanno step: “quello che state realmente facendo”. Non crediate che questo sia tanto lontano dall’allenamento per i Fighters che vedo in giro. Ho visto usare Kettlebell con carichi buoni per pesare la pasta, al credo totalmente religioso che il peso non conta la tensione. No ragazzi, non conta la tensione, la tensione conta se abbinata al carico, altrimenti siete deallenati. I numeri sono l’essenza del lavoro.

Non serve avere i carichi del compianto Alexeev, certo. Però da Alexeev ad una bambina di 13 anni ci passa in mezzo il mare. Altrimenti fate dell’altro. Infatti il mio consiglio è: non avete una buona base tecnica coi sovraccarichi? Fate dell’altro! Perché i pesi senza crismi tecnici fanno male alla performance. Il fisichetto da spiaggia è un fisico non performante, a meno di essere ricorso a scorciatoie per ottenerlo.
Alla certificazione di RawTraining Biasci presenterà una tabella strutturata dal comitato olimpico tedesco in cui ci sono i minimi di carico per gli esercizi fondamentali, perché questi abbiamo in qualche maniera transfer sportivo. Vi garantisco che sono carichi che metterebbero in ginocchio gran parte degli appassionati in Italia.

4° Resistenza

Io non corro mai, o almeno faccio periodi in cui mi impegno e vado a correre, poi per un anno, causa tempo libero, non ci vado più. Ogni volta che mi ci rimetto mi bastano 2 km per essere spompato. Come quando, andando in bici, mi bastava un cavalcavia per cuocermi le gambe, se da un po’ non salivo in sella. Poco importa che facessi venti ripetizioni con 120 kg di squat, le gambe mi saltavano.

Io so nuotare bene, abbastanza naturalmente. Mi spompo a fare due cavalcavia però faccio 50 vasche a nuoto senza grande fatica, cinquanta vasche che fanno stramazzare al suolo amici miei professionisti di sport di resistenza. Vado avanti? Pesisti che usano metodiche a carico fisso molto impegnative (ma pure efficaci) tipiche delle vecchia guardia riuscivano a completare allenamenti massacranti tipo 8 x 6 serie al 70% di stacco da terra con 1 minuto secco di recupero. Vi garantisco che ci vuole un condizionamento da leone del Crossfit per arrivare in fondo a cosa del genere. Per di più se il vostro 70% si aggira intorno ai 200 kg e questi sono 2,5 volte il vostro peso corporeo.

Gli stessi tizi hanno il fiatone a fare una partitella a calcetto con gli amici. Vado avanti? Vado avanti o l’avete capita da soli?

Insomma la resistenza è una problematica molto complessa che inviterei a trattare con attenzione ed affidandosi agli esperti veri. Che, ovviamente non sono io! Se fate arti marziali da quando avete più di vent’anni o avete fatto un corso di Kettlebells nel boom della moda non siete esperti della materia. Anzi, ci sono 95 probabilità su 100 che diciate delle gran stronzate come rischio di fare io ogni volta che tratto l’argomento.

Quando parlo con esperti della materia come Andrea Biasci, mi accorgo della distanza che ci sia tra una formazione accademica senza mode e preconcetti rispetto ad una competenza da fitness functional. Stessa cosa noto sull’alimentazione, c’è chi si crede Einstein parlandoti di glicemia e proteine quando quelli con le palle arrotolate attorno al collo ragionano in termini molecolari.
Non parlo così di Biasci perché è mio amico. Sono amico di Biasci perché lui è così com’è. La nostra amicizia è stata assolutamente subordinata alla stima che abbiamo delle competenze l’uno dell’altro. Così per l’altro docente RawTraining Paolo Evangelista. Ci siamo conosciuti perché abbiamo avuto intuizioni simili in campi differenti. Non erano miei compagni di banco alle medie, ne ci siamo scambiati cin cin di Lambrusco al Circolo Arci di Praticello negli anni novanta. Andrea ha fatto un ragionamento che ogni FIGHTERS dovrebbe stamparsi sul culo a fuoco. Occhio perché è un concetto difficile e forse non per tutti.

Il lavoro di resistenza nel fighter deve:

5° Insegnare ad essere decontratti in situazioni di profonda stanchezza

Abbiamo tutti visto Mariuz Pudzianosky fare figurette nel mondo delle MMA perché già alla seconda ripresa è bruciato. Pudzianosky è noto per essere il più resistente in federazioni di strongman dove non è la forza pura ma la resistenza al carico a determinare la vittoria. Eppure, in pedana è contratto, talmente tanto che si spegne subito. Oltre ad avere una tecnica da minchia, ma questo lo sapete meglio di me. Qui sta il punto del lavoro di resistenza. Però, come intuito magistralmente da Andrea, deve essere una resistenza all’esplosività, non un bieco lavoro di forza resistente, quest’ultima troppo relazionata alla forza massimale. Facciamo una gara di resistenza su panca? Di solito la vincono powerlifters che si allenano con doppie e triple. Lo strenght endurance che va di moda adesso va proprio in tutt’altra direzione. Questa intuizione, frutto dell’esperienza fatta con le Gyrie, non ce l’ha avuta nessuno! Si allena la forza resistente perché “serve resistenza” senza badare a sistemi energetici o produzioni di lattato. Tutto a caso. Oppure condito da scientificità semplificata, quella che fa tanto incazzare (iron) Paolo Evangelista.
Torniamo a parlare di cose che riguardano le mie competenze specifiche.

6° Compensi

Chi avesse assistito ad un mio corso sul bilancere con RawTraining avrà visto come tutta la mia attenzione non è certo quella di farvi alzare tanto carico: l’unica cosa che mi interessa è quella di azzerare i compensi che TUTTI e sottolineo TUTTI hanno strutturato a causa di un lavoro coi sovraccarichi quantomeno scorretto. I pesi si possono imparare solo dai tecnici della disciplina, non da gente che raccoglie teorie e non sa neanche da che parte appoggiare il bilancere. Andreste ad imparare il JuJitsu da uno che ci ha letto su tanti libri e basta? Io no. Josè Mourino ha impedito a tutti i suoi giocatori di fare palestra. Non perché i pesi facciano male, semplicemente perché i pesi fatti come si fanno, sono fatti male e fanno male. Mourino è un genio e io, da allenatore di pesi, non posso che dargli ragione. Non siete professionisti, ogni minuto che perdete dall’allenamento specifico è un minuto perso. Non perdete tempo in palestra, due sedute coi pesi se non avete grossi deficit di forza bastano. A me spesso propongono esercitazioni aspecifiche per migliorare i ragazzi nel powerlifting. La mia risposta è sempre: sono non professionisti, alcuni hanno tempo di fare al massimo 4 sedute a settimana. In queste 4 sedute ogni minuto tolto alla tecnica specifica è un minuto buttato. Immaginati quanto vale sto discorso in una attività molto più complessa.

7° Solo un confronto integrato tra l’esperto di forza, lo strenght trainer come dicono gli americani, ed il tecnico di FIGHTING può produrre risultati.

Risultati pazzeschi, però!

Lunedì prossimo

  1. COME PIANIFICARE
  2. LE TRE FASI DELLA PIANIFICAZIONE NEL FIGHTING
  3. TRE METODI DI ALLENAMENTO SPECIFICI PER L’ALLENAMENTO DELLA FORZA DEI FIGHTING.

Adattateli alle vostre competenze e ricordatevi: l’allenamento della forza serve solo a chi ha bisogno di forza.

Alcune note sull’autore.

Ado Gruzza, emilianissimo (al punto da amare la nebbia), Powerlifter agonista fino al 2005 (discreto ma senza lasciare il segno), diventa in seguito ad infortunio allenatore della squadra di Parma. Convinto sostenitore del “metodo distribuito” convinto sostenitore della necessità della cura maniacale del gesto tecnico per ottimizzare la performance. Ha avuto il merito di portare in pedana moltissimi giovani atleti. Neo papà. Ado è RawTraining Strength Master Coach.

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