Cosa è il Jeet Kune Do

Cosa è il Jeet Kune Do

 

Qualche sera fa assistevo ad una lezione di difesa personale in teoria fondata sui principi del Jeet Kune Do  e mi rendevo conto di quanto spesso vengano trascurati i principi base di questa FILOSOFIA di combattimento (ho scritto volutamente la parola filosofia evidenziata perché considero il JKD in quanto tale e non come uno stile di arte marziale). Il Jeet Kune Do visto come filosofia contiene dei principi applicabili a qualunque disciplina da combattimento tra le quali anche le Mixed Martial Arts (MMA). Il JKD nasce per rendere il proprio stile di combattimento più efficace.

 

Tempo in dietro creai dei video allo scopo di far meglio capire il JKD e le differenze con gli stili tradizionali ora, a completamento di quel lavoro, ho ritenuto opportuno scrivere queste righe con lo scopo di meglio chiarire cosa voglia dire praticare la filosofia del pugno che intercetta di Bruce Lee.

Vado ad analizzando alcuni dei principi portanti. Buona lettura

 

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Non Stile e Liberta di espressione – Unico Stile nessun stile

Spesso questa frase viene confusa con “posso fare quello che mi pare” il che ha portato al crescere di persone che si agitano senza un criterio eseguendo movimenti confusi con un grande spreco di energia. Con non stile si deve intendere che il combattente non deve legarsi a movimenti stabiliti ma esprimere la propria creatività. Non bisogna pensare con la mentalità del pugile, del karateka,del praticante di Savate, kick o thai ma bisogna essere in grado di essere il tutto ed il niente allo stesso momento. Per far questo è necessario avere una conoscenza multipla del DNA dei vari stili di combattimento senza però legarsi a nessuno di essi, bisogna essere in grado attraverso l’esperienza e la guida del proprio allenatore di cucirsi il proprio stile di combattimento ma, ripeto, questo non vuol dire non seguire dei principi.

 

L’artista del Jeet Kune Do è un marzialista eclettico difficile da interpretare in grado di adattarsi alle varie situazioni grazie al fatto di non appartenere a nessuna pratica definita

Non Convenzionale

Questo è un altro principio che negli anni ha creato grossa confusione facilitando il proliferare di corsi di Jeet Kune Do giustificati dal “metto insieme un po di stili e faccio quello che voglio”. In realtà ritengo che Bruce Lee quando parlava di essere Non Convenzionale intendesse dire sorprendere l’avversario facendo qualcosa di non codificato ed inaspettato. Non dimentichiamoci che quando nacque il JKD esistevano solo gli stili tradizionali caratterizzati da staticità e movimenti per schemi. (es: lui attacca cosi e allora io devo fare questo). Per Bruce non doveva esistere un’unica risposta ad un attacco ma bisognava essere dinamici e creativi, per lui non era concepibile il contrario e amava sorprendere i propri sfidanti facendo cose nella sua semplicità diverse. Dopo l’avvento di Lee anche le discipline tradizionali sono state contaminate dalla filosofia del JKD subendo modifiche, basta vedere i combattimenti nel Karate come sono cambiati.

Cura della tecnica eliminando il superfluo – Semplicità ed economia del movimento

Le nostri armi nel combattimento reale sono innanzitutto date dal nostro corpo. Occorre ripetere centinaia di volte anche la tecnica piu semplice (es. il diretto) per capirne le varie sfaccettature, i punti deboli ed i punti forti. Bisogna essere in grado di non coinvolgere i muscoli antagonisti ed i movimenti superflui per rendere il movimento più veloce possibile. Per far questo lo specchio è uno dei migliori strumenti che abbiamo a disposizione dato che possiamo vedere il modo in cui ci muoviamo e possiamo correggere ogni piccolo errore. L’artista del Jeet Kune Do è un perfezionista che cura ogni dettaglio dei suo movimenti per renderli più efficaci. Bruce Lee ripeteva centinaia di pugni ogni giorno eppure sapeva cosa fosse un Jab.

Essere diretti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I miei colpi devono eseguire traiettorie dirette, lineari. I colpi devono avere una partenza A ed una linea di arrivo B senza passaggi ulteriori (C). inoltre molto spesso vedo dare pugni con rotazioni della spalla il che porta ad alzare il gomito, a scoprire il fianco ma soprattutto a rallentare l’azione eseguendo tra l’altro una traiettoria più lunga. I pugni devono partire dalla posizione di guardia ed arrivare al bersaglio muovendosi linearmente. Questo evita inutili sprechi di tempo ed energia dando ai colpi una maggiore potenza essendo piu veloci.

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Guardia

Non bisogna mai dimenticare che chi pratica il combattimento reale (da strada) si stà allenando per affrontare un aggressione stradale non sta allenandosi per montare in una gabbia con tanto di protezioni ed un arbitro pronto ad intervenire. Nella strada chi vi aggredisce userà il proprio corpo senza indossare protezioni o userà qualunque corpo contundente potrà capitarli tra le mani. La guardia in queste situazioni è fondamentale in quanto: non potrà essere troppo vicino al nostro corpo ma leggermente avanzata questo per permetterci di intercettare i vari attacchi evitando che questi possano colpire il nostro viso/corpo – le mani nude sono molto più piccole che quando protette da guantone (quindi con maggiore potere penetrante), se tenessimo la guardia molto vicino rischieremo che il colpo dell’avversario abbia più probabilità di arrivare a segno ed inoltre anche eventuali colpi sulla nostra guardia creerebbero uno shock per contraccolpo – saremmo più vicini alla fonte di attacco allontanando le nostre aree piu vulnerabili.

Nella guardia del JKD si tende ad avere una posizione non convenzionale in quanto (contrariamente alla boxe) il nostro arto più forte è avanzato (se siete dx terremo una guardia dx) questo per avere la nostra arma più forte maggiormente vicina alla fonte di attacco pronta a difendere o a offendere.

Non per ultimo occorre pensare alla posizione delle gambe che dovrà essere il più naturale possibile (normalmente la distanza di un passo) ottimale per essere sempre in equilibrio e stabile ed allo stesso tempo per garantire velocita di movimento e mobilità. Il peso distribuito sull’avampiede.

Gestione della distanza

Imparare a gestire la distanza è un principio fondamentale per chi pratica il Jeet Kune do. Bruce Lee diceva che bisognava riuscire a trovare il bersaglio senza essere un bersaglio. Per fare questo occorre che il nostro corpo e le nostre gambe siano sempre in movimento. Alla base di questo topic, che fece la differenza con gli stili tradizionali, era il movimento, il footwork.

 

 

 

 

 

 

È indispensabile saper gestire le distanze con l’avversario in modo da trovarmi sempre nella posizione utile a colpire, per far questo occorre la massima conoscenza delle nostre armi, dei nostri arti. Nel movimento di busto e gambe dovrò sempre mantenere l’equilibrio. Spesso questo aspetto viene trascurato in palestra ma in realtà può fare la differenza tra un praticante e un buon combattente. Nel gestire la distanza è importante anche il lavoro dei fianchi.

 

Uso dei fianchi

In realtà dire solo uso dei fianchi è riduttivo in quanto tutto il corpo deve essere coinvolto nel movimento di offesa (e difesa). Il concetto basilare è che per dare potenza ai nostri colpi occorre sfruttare i movimenti rotatori del nostro corpo. Nelle discipline tradizionali si osserva un utilizzo limitato del corpo con una tendenza a dare potenza al colpo con il solo arto coinvolto.  Anche questo è un principio spesso trascurato e mi ritrovo a vedere persone colpire senza sfruttare il movimento rotatorio del proprio corpo ed il più delle volte si estende sul jab rimanendo però contratto sul cross. Questa limitazione nel praticante è ancora piu evidente quando si tenta di tirare un calcio di qualunque tipo, se poi sono calci rotatori è impossibile non notare la totale mancanza di utilizzo della spinta di rotazione del corpo.

E’ facile capire la correttezza del movimento semplicemente osservando i piedi. Se il peso e correttamente distribuito sull’avampiedi questi devono ruotare con il corpo. Nell’esecuzione corretta di un qualsiasi attacco la spinta deve partire dal piede per passare ai fianchi ed infine esplodere nell’arto coinvolto (piede o pugno), le spalle si troveranno ruotate di circa 90à rispetto alla posizione iniziale

 

 

 

 

 

 

 

Yin e Yang e Wu Wei

Tutto il mondo manifestato si regge sui due principi yin e yang;

  1. Lo yin e yang sono opposti: qualunque      cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna      cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il      seme per il proprio opposto. Per esempio, ogni uomo ha dentro di sé una      parte femminile così come una donna una parte maschile.
  2. Lo yin e lo yang hanno radice uno      nell’altro: sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può      esistere senza l’altro. Per esempio, il giorno non può esistere senza la      notte.
  3. Lo yin e lo yang diminuiscono e      crescono: sono complementari, si consumano e si sostengono a vicenda, sono      costantemente mantenuti in equilibrio. Però ci possono essere degli      sbilanciamenti che creano problemi; i quattro possibili sbilanciamenti      sono: eccesso di yin, eccesso di yang, insufficienza di yin, insufficienza      di yang.
  4. Lo yin e lo yang si trasformano l’uno      nell’altro: ad un certo punto, lo yin può trasformarsi nello yang e      viceversa. Per esempio, la notte si trasforma in giorno; il calore in      freddo; la vita in morte.

Ma senza una netta distinzione.   

Lo Yin (nero) e lo Yang (bianco) sono anche detti “i due pesci Yin e Yang” (陰陽魚), perché sono due metà uguali con la maggior concentrazione al centro e sul rispettivo lato, quando lo Yang raggiunge il suo massimo apice inizia inevitabilmente lo Yin. Un chiaro esempio è il giorno e la notte: quando il buio più totale è arrivato inizia la sua discesa e lo Yang inizia la sua ascesa.

 

Lo Yin e Yang sono rappresentati dal Tao che nella filosofia di Lee è stato modificato con l’aggiunta di due frecce a dare il significato di continuità.

                                        

Sono i principi del Taosimo su cui le arti marziali cinesi si fondano e il JKD non è immune. Il Wu wei (無為, 无为) è un importante precetto del Taoismo che riguarda la consapevolezza del quando agire e del quando non agire. Wu può essere tradotto come non avere; wei con azione. Il significato letterale è quindi senza azione o meglio non azione. È parte fondamentale del paradosso wei wu wei (azione senza azione, agire senza sforzo). Lo scopo del wu wei è il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura. Noi occidentali lo sintetizziamo con il termine sensibilità (tratto da wikipedia)

Equilibrio

Altro pilastro di un buon combattente è il senso di equilibrio. Come già detto in precedenza bisogna essere in grado di essere mobili, pronti all’attacco ed alla difesa riuscendo a mantenere il nostro corpo sempre in perfetto equilibrio.

Trapping

Il trapping ha origine nel wing chun (del quale Bruce Lee era un ottimo praticante allievo del grande Maestro Ip Man). È utile nella distanza ravvicinata ed ha lo scopo di intrappolare l’avversario. È un passaggio immediato dalla media distanza al grappling (o lotta). Nel trapping vengono fuse armoniosamente tecniche di intrappolamento, nella quale vengono inferti colpi di percussione, leve articolari, sbilanciamenti, e proiezioni. Il trapping è un ottimo strumento per migliorare l’equilibrio, la distanza, la sensibilità. Anche qui l’allenatore deve riuscire a trasmettere l’importanza della sensibilità, dello Ying e Yang, spesso invece si vedono praticante eseguire il lavoro di trapping  (chi-sao) tenendo l’articolazioni rigide.

 

Come detto inizialmente queste righe hanno semplicemente lo scopo di essere una guida introduttiva al complesso mondo della filosofia del combattimento reale analizzata da Bruce Lee.

Walk on e buona pratica

Marco

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