Nozioni generali di difesa personale – Part.1

In questo breve articolo mi sono permesso di affrontare nozioni di difesa personale, senza soffermarmi su tematiche specifiche.

Non ho menzionato condizioni di pericolo specifico come aggressioni con armi, rapine, stupri, ma ho cercato di riportare delle linee guida generali per saperne di più su un argomento a mio avviso molto delicato che riguarda tutti.

Andrea Toto
Istruttore della Fight Zone Association

 

L’analisi delle dinamiche psicologiche che sfociano in manifestazioni aggressive e tematiche di violenza, sono temi di assoluta attualità.

Se ne parla nei social network, nelle cronache giornalistiche e in molteplici show televisivi.

L’aggressività è considerata un impulso istintuale (a livello ipotalamico); negli animali è legato alla sopravvivenza mentre nell’uomo è più un comportamento teso a fare male, sia fisicamente che psicologicamente.

 

Il dizionario, alla voce aggredire riporta: “scagliarsi su qualcuno con violenza”;  ”assalire”;  “rivolgersi con parole offensive”.

Ovviamente, affinché ci sia un’aggressione, dobbiamo considerare la presenza di almeno due personaggi:

UN AGGRESSORE: l’individuo che, consapevolmente, mette in atto un comportamento aggressivo finalizzato a ledere l’altra persona;

UNA VITTIMA: l’individuo che subisce l’atto aggressivo.

 

I comportamenti  violenti che possono indurre ad uno scontro fisico possono essere suddivisi in 4 categorie principali:

1) PAURA: è quella forma di violenza scaturita da una persona che si sente minacciata da una situazione, da un singolo o da un gruppo di individui.
Solitamente è una reazione a degli stimoli neurochimici che mandano la persona in uno stato di panico e scarsa lucidità mentale.

2) DELIRIO: la violenza di chi non percepisce limiti di alcuna natura (fisica, morale, sociale…).
Rientrano in questa categoria coloro i quali sono sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e/o alcool.

3) CAPRICCIO IRRAGIONEVOLE: violenza provocata in maniera “intenzionale”, basata su comportamento irragionevole auto-alimentante (possibile sindrome psicotica).
E’ una delle situazioni più difficili in cui trovarsi. In questo caso è consigliabile:

  • cercare di togliere “l’innesco emotivo” all’aggressore;
  • tentare di far capire all’opponente che il suo comportamento e le sue richieste non verranno soddisfatte e tollerate ulteriormente.

4) CRIMINALE: violenza usata a livello coercitivo per ottenere qualcosa da qualcuno.

 

Le differenti tipologie di aggressione possono essere annoverate in sei grandi categorie:
– Aggressione verbale;
– Aggressioni da parte di ubriachi o drogati;
– Aggressione a scopo di rapina;
– Aggressione a scopo sessuale;
– Aggressione finalizzata a procurare danno fisico alle persone;
– Aggressione da parte di un branco.

 

Un buon addestramento permetterà di riconoscere, con buona approssimazione, le intenzioni di un potenziale aggressore e quindi riuscire ad organizzare una forma di difesa idonea alla situazione. Tutto ciò permetterà di ridurre al minimo i danni e i pericoli per sé stessi e gli altri.

Un’altra tematica molto importante nell’ambito delle aggressioni è senza dubbio l’allerta mentale.

Prestare attenzione a ciò che ci circonda facendo diventare la cosa una vera e propria forma mentale è molto importante quando si parla di sicurezza, sia in ambito stradale che casalingo.

Non badare a quel che avviene attorno a noi ci rende passivi di fronte alla possibilità di percepire in tempo quei segnali e dettagli comportamentali che potrebbero essere premonitori di situazioni a rischio, di eventi improvvisi e violenti.

 

Sono conosciuti quattro livelli di attenzione

1) LIVELLO BIANCO: è lo stato di naturale rilassamento.

2) LIVELLO GIALLO: lo stato generale della persona è rilassato, ma si è consapevoli del posto in cui ci si trova e di quel che si sta facendo, pronti a qualunque cosa potrebbe succedere. E’ la condizione mentale in cui dovremmo trovarci sempre.

3) LIVELLO ARANCIONE: è una condizione di allarme specifico. In queste circostanze, ci si prepara ad affrontare vere e proprie situazioni di pericolo e si cerca di valutare con attenzione le possibili vie di fuga.

4) LIVELLO ROSSO: c’è un attacco in corso. In questa fase, per salvarsi, non si può fare altro che combattere o scappare.

PREVENZIONE

La migliore forma di autodifesa è, senza ombra di dubbio, quella di evitare di trovarsi nella situazione di doversi difendere.

Ogni scontro, voluto o non voluto, porta sempre a conseguenze fisiche, legali, psicologiche, etiche.

Per questo motivo è fondamentale ricordarsi che la prevenzione è la prima forma di autodifesa da mettere in atto e per questo motivo deve diventare un vero e proprio “status mentale”.

A volte basta poco per prevenire possibili soluzioni spiacevoli:

  • evitare posti malfamati, luoghi appartati, giardini o aree scarsamente illuminate;
  • se si è da soli fare attenzione ai distributori di benzina (la sera), agli sportelli del bancomat, all’uscita da banche, gioiellerie;
  • chiudere le portiere della macchina quando si è fermi ad un semaforo o in un parcheggio poco illuminato, non tenere oggetti di valore su cruscotto e sedili;
  • in casa, se possibile mettere la porta blindata, fare attenzione a quando si rientra la sera e così via.

Troppo spesso, infatti, si verificano delle omissioni nella “lettura” della situazione, del contesto, della relazione, che possono portare l’individuo a trovarsi facilmente in contesti spiacevoli in grado di generare  repentinamente.

Una volta presi alla sprovvista è facile farsi travolgere dalla paura e dalla tensione del momento perdendo quindi la possibilità di disinnescare una “escalation” o un meccanismo di “opportunità favorevoli” all’aggressore stesso.

La triste realtà è che a volte veniamo aggrediti proprio per superficialità, per distrazione, per sottovalutazione del luogo e della persona che abbiamo davanti ed in primis perché da un punto di vista comportamentale, psicologico ed emotivo, non siamo stati in grado di gestire la situazione.

DISTANZA DI SICUREZZA

 

Di norma, nel comportamento umano esistono aspetti rituali che accompagnano o precedono un atto di violenza, delle vere e proprie fasi che conducono al fenomeno aggressivo:

– Fase visiva;
– Fase verbale;
– Presa di contatto;
– Combattimento vero e proprio.

 

 

Come abbiamo già detto precedentemente, la prima cosa da fare è valutare la situazione; ci sono aggressioni ed aggressioni, così come ci sono aggressori ed aggressori. Un automobilista irritato per la lunga giornata di lavoro non può essere messo sullo stesso piano di un rapinatore in cerca di una vittima.

Un elemento fondamentale è la DISTANZA DI SICUREZZA.

Nella normale dinamica della aggressioni, è sorprendente come l’aggressore riesca ad avvicinarsi alla vittima con facilità,  senza che quest’ultima faccia qualcosa per impedirlo.

Come negli sport da combattimento la distanza è un “elemento portante” per stabilire le idonee azioni offensive, così, nella difesa personale, serve per gestire la situazione e organizzare un’opportuna difesa.

II motivo per cui molte persone vengono sopraffatte con facilità durante un’aggressione non è solo a causa di una inadeguata preparazione fisica e psicologica, ma è dovuto anche ad una scarsa dimestichezza delle opportune “valutazioni tattiche” da mettere in atto in determinate circostanze.

Quando parliamo di distanza di sicurezza dobbiamo immaginarci di erigere intorno a noi un “muro immaginario” che nessuno deve oltrepassare senza il nostro consenso.

Superata la nostra recinzione, uno sconosciuto può diventare potenzialmente molto pericoloso.

Per fare un esempio, affinché possa essere definita “di sicurezza”, la distanza dal mio opponente dovrà essere di circa 150 cm; nei casi limite, potrà essere pari alla lunghezza della nostra gamba stesa in avanti.

Sotto i 50 cm (“area interpersonale”) il corpo umano ha il difetto della lentezza delle reazioni, di conseguenza, da questa distanza, chi prende l’iniziativa di colpire ha grosse chance di riuscire senza poter essere fermato in tempo.

Un’azione aggressiva può avvenire:

  • PER ONORE (AGGRESSORE A CALDO): un prepotente, un marito tradito dalla moglie, un bullo. Di solito aggredisce in maniera vistosa, insultando, usando un tono di voce alto.
  • PER INTERESSE (AGGRESSORE A FREDDO): uno scippatore, un criminale, un rapinatore. Assale per denaro, automobili, gioielli, oggetti di valore.

Tra le due tipologie di aggressore il più pericoloso in assoluto è colui che aggredisce per interesse perché non attira l’attenzione, è subdolo, cerca di passare inosservato, non mostra segni esteriori ed emozioni particolari. Di solito tenta di avvicinarsi alla vittima usando atteggiamenti che hanno il compito di sviare le sue intenzioni, per esempio chiedendo l‘ora, una via, qualche spicciolo…

Se un tipo sospetto si avvicina usando un dialogo o una distrazione (ad esempio chiedere una sigaretta insistentemente), la mossa più opportuna è mantenere la giusta distanza di sicurezza con un ATTEGGIAMENTO ASSERTIVO.

In realtà indietreggiare in maniera scomposta è sintomo di paura e questo potrebbe alimentare l’intento di aggredire da parte del malvivente ma, come abbiamo appena detto, non si può nemmeno permettere che il malintenzionato entri nella nostra area intima. Si deve quindi proteggere la distanza indietreggiando due o tre volte (mantenendo una tecnica posturale idonea) ma non di più, così da lanciare, in primis, il messaggio di non volere problemi tentando subito una de-escalation, facendo capire però che tutto ha un limite.

Per esempio: indietreggiando spasmodicamente ci si potrebbe trovare con le spalle contro un muro, si potrebbe inciampare in un marciapiede o in un ostacolo qualunque, peggiorando ulteriormente la nostra posizione.

Se di fronte al pericolo si ha la possibilità, la prima cosa da fare è allontanarsi; se non si può scappare, è consigliabile tentare di risolvere “con le buone” la minaccia; se anche questa opzione si rivela fallimentare l’unica cosa da fare è affrontare l’aggressore.

 

Riferimenti

 

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